Lega Anti Vivisezione - Sede di Palermo

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Menu «veg» un giorno alla settimana per combattere la fame nel mondo

Proposta LAV in concomitanza con il vertice Fao sulla sicurezza alimentare: tutti i lunedì mangiare solo vegetali

ROMA - Consumare solo prodotti vegetali almeno una volta alla settimana, a partire da quest’oggi, giorno di apertura del vertice mondiale Fao sulla sicurezza alimentare: è l’invito rivolto dalla Lav a tutti, ed in particolare ai rappresentanti Fao e dei protagonisti del summit, «al fine di diminuire l’inquinamento e garantire a tutti la possibilità di nutrirsi in modo adeguato».

«PRIMO PASSO» - «La scelta alimentare vegetariana priva di ingredienti animali - osserva la Lega antivivisezione - è un primo passo concreto e necessario, se si vuole davvero agire con efficacia contro la fame globale». Negli ultimi quindici anni, ricorda l’associazione, il numero di persone sottonutrite nel mondo è aumentato (da 825 a 873 milioni dal 1995 al 2006) fino a superare il miliardo quest’anno. Nel 1996 l’obiettivo stabilito dalla Fao era proprio quello di dimezzare questa cifra entro il 2015.

LE STIME - Si stima che la produzione e il consumo di carne, aggiunge l’associazione, passeranno dai 233 milioni di tonnellate del 2000 ai 300 milioni di tonnellate nel 2020, il latte da 568 a 700 milioni e le uova cresceranno del 30%. «L’aumento dei consumi di prodotti animali - aggiunge la Lav - richiederà anche nuove terre per produrre foraggio e far pascolare gli animali. Ciò significa meno terre coltivabili e l’aumento dei prezzi, con conseguente mancato accesso al cibo per diversi settori di popolazione».

MODELLO SOSTENIBILE - «Dalla Fao ci aspettiamo uno stimolo per i governi e di conseguenza per i produttori e i consumatori, a diminuire il consumo di prodotti animali e ad adottare un modello alimentare sostenibile, che rappresenti un esempio per le nazioni emergenti - dichiara Roberta Bartocci del settore Vegetarismo della Lav - L’organismo delle Nazioni Unite sembra invece limitarsi ad aggirare il problema senza alcuna proposta concreta, mentre aumentano il numero di persone sottonutrite, i danni all’ambiente e lo sfruttamento degli animali».

(da corriere.it)

Code mozzate ai cani, l’Italia sfida l’Europa

Al voto il permesso di tagliarla per motivi estetici. Rivolta degli animalisti: tortura dannosa e inutile

TORINO - Per migliorare la razza sarebbero da tagliare al padrone…». È uno dei messaggi che compare nelle centinaia di forum animalisti che, ieri sera, aspettavano l’esito della discussione alla Camera sull’emendamento Stefani e Contento alla legge di ratifica sulla Convenzione di Strasburgo, che reintroduce l’amputazione della coda e delle orecchie in alcune razze di cani. «Un clamoroso autogol, dopo i passi avanti con le ordinanze della Martini sugli animali». La prima a scagliarsi contro le mutilazioni è l’Enpa, con il suo direttore scientifico e veterinario Ilaria Ferri: «È una pratica richiesta da cacciatori e commercianti. Secondo i cacciatori, i cani di alcune razze che nascono con la coda lunga possono farsi male nei boschi. Quindi vuol dire che la caccia è una pratica pericolosa anche per i cani. E allora perché praticarla? Poi ci sono le esigenze dei commercianti».

In questo caso, però, la smentita arriva dal presidente dell’ordine dei veterinari di Torino, Cesare Pierbattisti. «Ormai in tutti gli standard delle mostre canine non vengono ammessi esemplari con la coda o le orecchie tagliate. In Inghilterra, che è uno dei Paesi più garantisti, la coda può essere tagliata solo nei primi otto giorni di vita del cucciolo». È stata l’Europa, comunque, a dire no alle amputazioni - spesso molto dolorose - delle estremità dei cani, e alle direttive europee si è subito allineata la Federazione cinofila internazionale. «Non si capisce perché reintrodurre questa pratica - aggiunge Pierbattisti - perché così gli animali non potranno più partecipare alle mostre canine».

E accanto all’aspetto utilitaristico c’è quello più autentico. Per i cani - spiegano i veterinari - coda e orecchie sono come per noi le parole e i gesti. Le orecchie dritte indicano uno stato di allerta e quindi una posizione di difesa o di attacco. «È come se a un uomo tagliassero le mani. L’animale con le orecchie mozzate sarà sempre in difficoltà con i propri simili e non verrà mai accettato tranquillamente: i suoi simili ne avranno sempre paura». Lo spiega Roberto Marchesini, zooantropologo, si occupa da anni di comportamento animale e della relazione animale-uomo. Conosciuto dalle associazioni animaliste, si batte da anni per una buona «convivenza» tra cittadini proprietari di animali e non. Nella sua famiglia vive «Maya», una rottweiler che, naturalmente, conserva tutta intera la sua coda. Ma sono proprio le orecchie il nocciolo del problema. «Il loro taglio - sottolinea - stravolge la mimica del cane: avrà sempre un aspetto aggressivo e, non appena lo vedono gli altri cani, è inevitabile che comincino ad abbaiare e a innervosirsi».

La comunicazione del cane - conclude Marchesini - è sempre «una comunicazione di calma»: «E’ un animale che cerca sempre la relazione. Soffre quindi il rifiuto dei simili e, poi, c’è la questione della sofferenza fisica: il taglio delle orecchie è doloroso e per la coda c’è, come per gli esseri umani, la sensazione dell’arto fantasma. Sono sbigottito dal livello di ignoranza che c’è in tema di animali».

Antonella Mariotti per LAZAMPA.it

Diaro di un cane

Riceviamo dall’amica Raffaella e volentieri pubblichiamo, invitandovi a diffondere:

Dario di un cane

Ho ricevuto una mail con questo triste, terribile racconto. É un pugno al cuore…
Mi ha fatta piangere perchè so che questa è la triste storia di tante, troppe creaturine che hanno bisogno solo di amore e invece vivono queta tragedia…
La condivido con voi e spero che voi la condividate il più possibile con le persone che ritenete possano capire quanto sia importante non “girarsi dall’altra parte”, quanto sia importante la vita di una creatura vivente che ha un’anima e dei sentimenti, anche se ha quattro zampe invece di due.

Settimana 1:

Oggi è una settimana che sono nato; che gioia essere arrivato in questo mondo!

Mese 01:

Mia mamma mi accudisce molto bene. È una mamma esemplare.

Mese 02:

Oggi sono stato separato dalla mamma. Era molto inquieta e mi ha detto addio con lo sguardo. Speriamo che la mia nuova “famiglia umana” si occupi così bene di me come l’ha fatto lei.

Mese 04:

Sono cresciuto in fretta, tutto mi attrae e m’interessa. Ci sono parecchi bambini in casa; sono per me dei “fratellini”. Siamo dei monelli, mi tirano la coda e li mordo per giocare.

Mese 05:

Oggi mi hanno sgridato. La mia padrona mi ha ripreso perché ho fatto “pipì” dentro in casa, ma non mi avevano mai detto dove dovevo farla. Inoltre, dormo nella “riserva”…e non protestavo!

Mese 12:

Oggi ho compiuto un anno. Sono un cane quasi adulto. I miei padroni dicono che sono cresciuto più di quello che immaginavano.
Ah, come devono essere orgogliosi di me!

Mese 13:

Oggi mi sono sentito molto male. Il mio “fratellino” mi ha preso la mia palla. Io non prendo mai i suoi giocattoli. Allora, me la volevo riprendere. Ma le mie mascelle sono diventate troppo forti e l’ho ferito senza volerlo. Dopo la paura, mi hanno incatenato; non posso quasi più vedere il sole. Dicono che mi tengono d’occhio, che sono un ingrato. Non capisco niente di quello che sta succedendo.

Mese 15:

Tutto è diverso… Vivo sul balcone. Mi sento molto solo. La mia famiglia non mi ama più. A volte dimenticano che ho fame e sete. Quando piove, non ho un tetto dove ripararmi.

Mese 16:

Oggi mi hanno fatto scendere dal balcone. Ero certo che la mia famiglia mi avesse perdonato; ero così contento che saltavo dalla gioia. La mia coda si muoveva in tutti i sensi. Oltretutto mi hanno portato con loro per una passeggiata. Abbiamo preso la direzione dell’autostrada e di colpo, si sono fermati. Hanno aperto la portiera dell’auto e sono sceso tutto contento, credendo che stavamo per trascorrere la giornata in campagna. Non ho capito perché hanno richiuso la portiera e sono partiti.
“Ehi, aspettate! Mi state dimenticando!”. Mi sono messo a correre dietro l’auto con tutte le mie forze. La mia angoscia aumentava quando mi accorgevo che stavo per svenire e…..non si fermavano: mi avevano dimenticato.

Mese 17:

Ho tentato invano di ritrovare la strada per casa “mia”. Mi sento e mi sono perso. Sul mio cammino, trovo persone di buon cuore che mi guardano con tristezza e mi danno un po’ da mangiare. Li ringrazio con lo sguardo e dal profondo del mio cuore. Mi piacerebbe che mi adottassero; sarei leale e fedele come nessuno al mondo. Ma dicono solo “povero, piccolo cagnolino. Si sarà perso!”

Mese 18:

Qualche giorno fa sono passato davanti a una scuola e ho visto tanti bambini e giovani come i miei “fratellini”. Mi sono avvicinato e un gruppetto, ridendo, mi ha lanciato una pioggia di sassi per “vedere chi aveva la mira migliore”. Una della pietre mi ha rovinato un occhio e da quel giorno non ci vedo più, da quella parte.

Mese 19:

Non ci crederete, ma la gente aveva maggiore pietà per me quando ero più bello. Adesso sono molto magro, il mio aspetto è cambiato. Ho perso un occhio e la gente mi fa scappare a colpi di scopa quando provo a trovare un piccolo riparo all’ombra.

Mese 20:

Non mi muovo quasi più. Oggi, tentando di attraversare la strada dove circolano le auto, mi hanno preso sotto. Pensavo di essere al sicuro in quel luogo chiamato fosso, ma non dimenticherò mai lo sguardo soddisfatto dell’autista che si è addirittura buttato di lato per schiacciarmi. Almeno mi avesse ucciso. Ma mi ha solamente rotto l’anca. Il dolore è terribile, le mie zampe dietro non reagiscono più e mi sono issato con molta difficoltà, verso un po’ d’erba ai lati della strada.

Mese 21:

Sono 10 giorni che sto sotto il sole, la pioggia, senza mangiare. Non mi posso muovere. Il dolore è insopportabile. Mi sento molto male; è un luogo umido e direi che il mio pelo sta cadendo. La gente passa, nemmeno mi vede; altri dicono “non ti avvicinare”. Sono quasi incosciente, ma una forza strana mi fa aprire gli occhi… La dolcezza della sua voce mi ha fatto reagire. Lei diceva “povero piccolo cane, in che stato ti hanno ridotto”. Con lei c’era un signore con una veste bianca. Mi ha toccato e ha detto: “Mi dispiace, cara signora, ma questo cane è incurabile, è meglio mettere fine alle sue sofferenze”. La signora gentile si è messa a piangere, ma ha approvato.

Non so come, ma ho mosso la coda e l’ho guardato, ringraziandolo per aiutarmi a trovare finalmente riposo. Ho sentito solo la puntura della siringa e mi sono addormentato per sempre chiedendomi perché fossi nato se nessuno mi voleva.

La soluzione non è di buttare un cane sulla strada, ma di educarlo. Non trasformare in un problema una compagnia fedele.
Aiuta a fare prendere coscienza e a mettere fine al problema dei cani abbandonati.

The Red List: una specie su tre a rischio estinzione

Nuova edizione di «The Red List», l’elenco compilato dagli scienziati dell’Onu sullo stato della biodiversità

MILANO – Un terzo delle specie presenti sulla Terra corre seri rischi di estinzione da qui a breve: è ora che i governi si interessino seriamente al problema e si attivino per prendere provvedimenti già dal prossimo anno.

AVVERTIMENTO – Il monito arriva dall’International Union for the Conservation of Nature (Iucn), che ha appena pubblicato la nuova The Red List, il report annuale che tramite l’analisi del lavoro di centinaia tra i più autorevoli scienziati internazionali documenta tutte le specie in pericolo. Secondo gli esperti, la società non fa abbastanza al fine di scongiurare la minaccia, trascurando per esempio di adottare le misure necessarie alla preservazione degli habitat in pericolo e alla tutela della biodiversità. Come dichiarato dalla direttrice dell’Iucn, «ci sono prove scientifiche del fatto che il rischio di una crisi è ormai imminente», ed è il momento di mettere la tutela delle specie in cima alla lista delle priorità per il 2010.

I NUMERI – Rispetto all’edizione dello scorso anno, l’elenco è purtroppo ancora più lungo: delle 47.677 specie elencate nel rapporto, quelle a serio rischio estinzione sono oggi oltre 17 mila. In particolare, il pericolo riguarda il 21 per cento dei mammiferi, il 70 per cento delle piante e il 35 per cento degli invertebrati. Inoltre, secondo gli scienziati, quello degli anfibi è il gruppo di organismi viventi più colpito, con 1.895 specie in pericolo sulle 6.285 conosciute, 39 delle quali sarebbero addirittura già scomparse (perlomeno in natura). Ora, riprendendo una perplessità espressa dal professor Jonathan Baillie della Zoological Society of London (Zsl), la domanda è: cosa è realmente disposta a fare la nostra società in risposta a un’emergenza che non riguarda più solo un certo numero di specie, bensì interi ecosistemi prossimi al collasso?

Qui le immagini di alcune specie a rischio.

(da Corriere.it)

Vivisezione: cattura in natura dei primati, video shock

Le sofferenze fisiche e psicologiche dei primati catturati in natura per poi essere utilizzati nei laboratori di sperimentazione, sono documentate in un nuovo drammatico filmato distribuito in Italia dalla LAV e realizzato dall’associazione britannica antivivisezionista BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection).

Solo nel 2008, secondo le ultime statistiche CITES, più di 14.000 macachi sono stati spediti dalla Cambogia in Cina, Vietnam, Europa e America, circa il doppio del numero esportato nel 2007; questo dato è reso ancora più allarmante dal fatto che per catturare un piccolo bisogna uccidere tutto il gruppo sociale che cerca di difenderlo.

Queste scimmie, il cui valore economico si aggira tra i 50 e i 125 dollari, subiscono molteplici violenze fisiche e psicologiche: dalla cattura alla detenzione negli stabulari, fino alle discutibili pratiche della sperimentazione nei laboratori; sono le inutili e tristi protagoniste soprattutto di studi di tossicità e di investigazioni sulle attività cerebrali. Dovrebbero essere in corso strategie di riproduzione in cattività, ma le statistiche dimostrano che nei fatti la cattura nell’ambiente naturale è ancora ampiamente diffusa.

“Il filmato illustra inequivocabilmente come la cattura in natura di Primati, destinati ai laboratori di tutto il mondo, sia una pratica fortemente invasiva che procura alti livelli di sofferenza e distrugga la biodiversità di Paesi già poveri alimentando, anche la caccia illegale – dichiara Michela Kuan, responsabile LAV settore vivisezione - L’idea di violenza e dolore legata alla sperimentazione animale è, spesso, associata al solo decorso della procedura in laboratorio, senza tener conto che gli animali utilizzati a fini scientifici subiscono gravi violenze dal momento in cui nascono, o vengono catturati in natura, fino alla soppressione.”

E’ importante che l’opinione pubblica e i politici siano consapevoli del quadro complessivo degli abusi cui sono sottoposti gli animali destinati alla sperimentazione, in particolare ora che siamo nella fase conclusiva della revisione della Direttiva Europea 86/609 che regolamenta proprio la sperimentazione animale: un’occasione importante per cambiare le condizioni di 12 milioni di animali utilizzati nei laboratori europei e per sostenere l’implementazione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale, che offrono garanzie di efficacia, sicurezza ed eticità.

Aderisci all’appello della Coalizione Europea per la fine della sperimentazione animale, di cui LAV e BUAV sono membri, rivolto agli Europarlamentari affinché, in sede di revisione della Direttiva Europea 86/609, sostengano il benessere degli animali da laboratorio. La posizione espressa in materia dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dei Ministri non riflette quella dell’opinione pubblica, che in un recente sondaggio si è espressa in modo contrario alla sperimentazione animale.