Era una tiepida prima mattina di circa un mese fa, quando, dopo avere frettolosamente fatto colazione, scambiato 2 chiacchiere (ognuno tramite codice comunicativo distintivo della propria specie d’appartenenza) con vari pelosissimi coinquilini accertandomi che stessero tutti bene, ed essermi resa (giusto appena) presentabile come minimamente richiesto da una ahimè (per i miei gusti) troppo formale società, esco dalla porta del mio appartamento per recarmi in una filiale di banca (dove avrei effettuato un pagamento di tasse per la mia eterna “formazione”, tanto per cambiare).
Nella fretta della mia andatura riesco comunque a notare, durante l’attesa dell’ascensore, che la meravigliosa pianta rampicante regalatami tempo fa da una dolce signora e occupante un angolo del mio pianerottolo è stata “recisa” in varie sue parti, cadute per terra a costituire un tappetino di molli rami e foglie ormai cominciate a morire. Mi invadono dispiacere e sgomento, seguiti da un’opportuna curiosità che mi porta a chiedermi: “Se la pianta fino a ieri sera stava benone e in splendida forma, da quale mai improbabile, feroce e repentino parassita può essere stata attaccata? O sennò… chi mai può essere stato a compiere quest’opera? E soprattutto, perché???!”.
Riflettendo inizialmente su un elenco di probabili “nemici” (o di sicuro, per meglio dire, umani che praticano abitudini deleterie per vari viventi senzienti e per questo da me pubblicamente per nulla condivise – cacciatori, bracconieri, allevatori, vivisettori o condividenti vivisezione, pellicciai, macellai etc etc-), ci metto poco a concludere che non può essere un lavoro spinto da sete di vendetta o di desiderio di preavviso siculo sull’opportunità di “starmi al mio posto” o cose del genere…insomma espressione di disappunto e fastidio rivolti alle caratteristiche del mio essere e dei miei palesati pensieri e valori… piuttosto mi bucavano le ruote della macchina, no??
Mentre, ancora perplessa, cammino diretta verso la mia infelice meta, non posso fare a meno di continuare a chiedermi come mai e per mano di chi o di cosa mi sia successa una cosa simile, o meglio come sia successa a questa bella pianta e in questo luogo, escludendo anche la possibilità che possano saperne qualcosa, per diretta responsabilità, i miei dirimpettai o qualcuno dei miei familiari (che comunque frequentano molto poco la mia abitazione, e non mi avevano fatto alcuna visita notturna nelle precedenti ore).
Tornata finalmente sul luogo dell’ancora irrisolto misfatto, davo l’ultimo saluto alle parti “spacciate” del vegetale e mi accingevo a ripiantare, ottimista sulla loro radicazione, alcuni rami più vitali, quando percepisco, sia tramite udito che vista, qualche movimento dietro il vaso… bè, a muoversi, manifestandosi alla mia vista affacciandosi timidamente da un lato del vaso e guardandomi impaurito e sbigottito, era un delizioso, piccolo e grigio topolino!!!

Dunque era lui l’autore della “forte potatura”!!! Scoppio a ridere e lo saluto, e lui, di tutta risposta, scappa via scendendo giù per le scale! Il suo improvvisato rifugio è stato, per le 2 ore successive, un incavo sul muro di un mezzo piano precedentemente contenente uno di quei vecchi idranti anti-incendio e privo di vetro forse dal dopoguerra. In questo tempo, dopo avergli offerto un pezzetto di formaggio che non ha fatto complimenti ad accettare e a mangiucchiare deliziosamente e dopo aver pensato, da umana abituata alla pratica di utilizzare stabiliti appellativi per rivolgersi a un prossimo, che gli sarebbe stato bene il nome “Luigi”, ci parlavo un po’, per cercare di farlo abituare al mio tono di voce sperando che lo percepisse amichevole o comunque non pericoloso, e approfittavo della rara occasione per osservare bene questo esserino lungo tra i 10 e 12 cm circa (coda esclusa) e davvero molto, molto carino! Sembrava un topolino dei cartoni della Walt Disney… quando provavo ad avvicinarmi un po’ lui, però, squittiva di paura e si ritraeva… ho pensato allora che non avrei mai potuto prendermi tutto il tempo necessario per addomesticare (e non sarebbe stato nemmeno giusto!) questo animaletto, e dunque l’unico modo per poterlo portare via da questo ambiente che mai sarebbe stato favorevole alla conservazione della sua esistenza (il primo abitante di qualche altro appartamento che lo avesse visto si sarebbe sentito di sicuro legittimato a farlo fuori in qualunque modo, ne sono certa) rimaneva una cattura finalizzata a successivo trasporto in un luogo più sicuro e un po’ più naturale per lui.
Dopo avere sistemato una gabbietta con l’apertura rivolta verso Luigi e contenente un altro pezzetto di formaggio, ho atteso paziente (molto paziente, molti si sarebbero stancati e arresi cercando probabilmente altre soluzioni) il suo ingresso verso la trappola-salvavita (all’inizio, nonostante tentato dall’odore del formaggio che gli provocava quei graziosi ‘annusamenti dell’aria’ che caratterizzano i roditori in particolare, ma anche tantissimi altri mammiferi, sembrava davvero aver capito che era una trappola di cui, ovviamente, non aveva nessuna intenzione e voglia di fidarsi!).
Una volta comunque entrato dentro la gabbietta, Luigi era finalmente diretto, trasportato nel mio autoveicolo, verso il lotto di campagna dove tuttora scorazza felice. O almeno così spero. Questa, ad ogni modo, mi è sembrata la serie di mosse più opportuna che potessi scegliere di compiere per sperare in un futuro di Luigi il meno compromesso possibile da pericolosi interventi antropici in questo contesto ambientale e sociale.
A qualche amico (ma ahimè non sufficientemente amico di animali non umani) e conoscente che, appresa questa storia, è rimasto negativamente sorpreso commentando che la cosa che avrei dovuto fare era, invece, uccidere Luigi a scopettate, perché comunque i topi portano malattie, perché non devo “umanizzare gli altri animali” etc etc, e a tutti quelli che la pensano come loro, ho già detto e ribadisco che io non ucciderò mai intenzionalmente (non potrò e non vorrò) alcun essere vivente senziente, mio simile (più o meno), dotato come me di sistema nervoso, di estremità cefalica (o anche no!), di arti (o anche no!), eventualmente di organi e apparati di diversa forma e complessità (dalla più semplice alla più strutturata), né per qualche apparente “giustificabile” motivo né, tantomeno, senza alcuna ragione (o ritenendo, ad esempio, una valida ragione per farlo il fatto che questo si ritrova chissà per quale caso e serie di combinazioni sul pianerottolo fuori casa mia), perché non sento che appartengono alla mia natura e al mio istinto e alla ragione di questa mia vita né il potere né la presunzione del diritto di farlo (eventualmente arrogato arbitrariamente) e probabilmente, se la mia vita fosse in pericolo per l’attacco di qualcuno, mi limiterei a difendermi e a fuggire.
Ad ogni modo sono ben contenta e mi sento “arricchita” dopo questo incontro abbastanza ravvicinato con il topolino Luigi, e, ovunque sia adesso, gli auguro serenità, salute e, per avere queste, di mantenere sempre una distanza sufficiente da suoi nemici umani! Ciao Luigi.